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Testi » Mostre » Scheda Articolo

Stewart e Skoglund, una mostra da non perdere
Autore: Renato Alessio - Pubblicato il 06/01/10 - Categoria Mostre
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In mostra a Macerata le surreali immagini dei due artisti, britannico il primo, statunitense la seconda

16 gennaio 2010 - 3 febbraio 2010

Sandy Skoglund, Revenge of the goldfish

Sandy Skoglund, Revenge of the goldfish

Un titolo insolito per una mostra particolare: “Cabbage” (cavolo), in programma agli Antichi Forni di Macerata; con questo nome, che deriva da un’installazione di David Stewart, in mostra assieme a Sandy Skoglund, si vogliono sottolineare le diverse sfaccettature affrontate nell’esposizione, tante quante sono le parti che compongono il vegetale in questione. La rassegna è curata da Camilla Boemio e indaga il filone della fotografia surreale. Le fotografie e il linguaggio scelto rivelano aspetti sociali e fantastici di una realtà a tratti alterata, a tratti reinterpretata e analizzata.

Nel 1995 David Stewart ha diretto e prodotto un breve film, presentato in anteprima italiana alla mostra, Cabbage, con il quale è stato nominato al prestigioso Bafta. Accompagnano il film la serie fotografica surrealistica sui vegetali maligni. L’altra serie esposta è “Fogeys”; realizzata nel 2001, tratta il tema del corpo in modo kitsch, rappresentando le figure simili a un cartoon e raccontando di persone invecchiate in modo scandaloso e inadeguato. Stewart racconta storie tra il surreale e l’ironico; costruisce le scene in modo preciso come parte di un film, di un racconto, come lui le vede, utilizzando colori netti e pieni, pop e kitsch.

Stewart ha iniziato la sua carriera fotografica lavorando con i Clash e i Ramones. Le sue visioni e le sue costruzioni sceniche gli sono valse la finale al concorso per il miglior ritratto della National Portrait Gallery di Londra. Al contrario di altri autori più neutri, i suoi personaggi svelano la sua identità inglese, sia per la scelta degli interni delle abitazioni e degli ambienti in generale, sia per i caratteri dei personaggi, del loro modo di vestirsi e atteggiarsi. Sempre alla ricerca di qualcosa di strano, di surreale, di umoristico, l’artista vuole, con le sue opere, trasportare il visitatore “dentro” le immagini. In un’intervista rivela: «Inizialmente le mie foto colpiscono d’impatto, poi a stupirti davvero sono i dettagli. Chi guarda le mie foto deve sorridere, pensare o provare comunque un’emozione. Io non seguo trend fotografici, cerco di stare nel mio mondo e nel mio linguaggio visuale».

L’artista statunitense Sandy Skoglund crea immagini surrealiste con un’elaborata costruzione del set, utilizzando complementi d’arredo, mobili colorati, animali e altri oggetti. Il suo lavoro è costruito con particolare attenzione, costituito com’è da suppellettili minuscole, tanto da tenere impegnata l’artista per mesi interi. Molti gli oggetti presenti nelle sue installazioni, dai colori sgargianti e molteplici.
Le sue fotografie più note, entrambe esposte alla mostra, sono Radioctactive cats in cui è raffigurato un immaginario interno di famiglia con un’anziana coppia in una cucina grigia, tra decine di gatti verdi, e Revenge of the goldfish nella quale un bambino è seduto sul letto, in una stanza blu dove sospesi al soffitto galleggiano tanti pesci rossi.

La produzione artistica di Skoglund in mostra inizia con i primi scatti sperimentali per arrivare alle più recenti produzioni. Sono visibili gli esordi minimal degli anni Settanta e il surrealismo iperrealista, passando per le mostre da Leo Castelli e Barbara Gladstone. I suoi lavori si trovano in numerose collezioni di musei internazionali come il Museo della Fotografia Contemporanea Americana, il San Francisco Museum of Modern Art e il Dayton Art Institute
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