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Testi » Recensioni libri » Scheda Articolo

Scaffale Libri 11
Autore: HF Distribuzione - Pubblicato il 26/02/10 - Categoria Recensioni libri
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La libreria - Lo scaffale di Marzo 2010

Reportage oggi: due nuove riviste e veste grafica rinnovata per una "storica"

Come molti dei nostri lettori forse già sapranno, vincitore del World Press Photo di quest'anno è un italiano: il fotografo Pietro Masturzo. E' un segno della vitalità del reportage fotografico nel nostro Paese. Una vitalità confermata anche dalla uscita di due nuove riviste che proprio al reportage fotografico contemporaneo si richiamano e dall'arricchimento grafico di una terza rivista ormai affermata.

RVM n. 2


Giunto al suo secondo numero RVM Rear View Mirror è un magazine in formato libro che presenta vari portfolio di reportage, ciascuno affiancato da un testo di uno scrittore. Fotografie e testo sono sullo stesso tema ma ciascun mezzo viaggia su binari autonomi sviluppando quel tema con proprio linguaggio. Gli ideatori della rivista, Giammaria e Valeriano De Gasperis, e la direttrice Irene Alison definiscono così il loro progetto : "Al centro del suo obiettivo, RVM mette il reportage, esplorato anche al di là della sua grammatica classica, nelle forme più diverse, meno rassicuranti, più inattese (e meno inclini alle esigenze dell'editoria mainstream), purché resti fedele alla sua vocazione di raccontare storie. Alla base del progetto RVM c'è infatti l'idea di una fotografia intesa come linguaggio, come scelta di un punto di vista". La conferma, dopo il successo anche di vendite del primo numero, viene da questo secondo numero che porta avanti il discorso mantenendo sempre un alto livello di originalità e di interesse dei portfoli presentati.

Il Reportage n. 1


E' alla sua prima uscita la nuova rivista Il Reportage che, dato il colore delle lettere della testata, può anche leggersi come "Report Age". Questo nuovo "trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia" come lo definiscono i due ideatori, il direttore Riccardo De Gennaro e il photo-editor Mauro Guglielminotti, vuole dimostrare che il reportage può avere due linguaggi, quello del testo e quello delle immagini. Una rivista, quindi, che intende valorizzare la figura del fotoreporter, garantendo ai grandi fotogiornalisti pari dignità con coloro che firmano i pezzi di testo: il punto di vista del fotografo si affianca, non si accavalla, a quello del giornalista e dello scrittore. E non a caso ampio spazio è dedicato al fotoreportage, fatto di sole foto che parlano da sé. C’è anche una rubrica di una sola foto, la foto Vintage, collocabile tra gli anni '50 e i '70, che racconta una storia con un solo scatto. Affiancati alle foto vengono presentati i testi di reportage scritto, scelti secondo una concezione molto flessibile del reportage, che può essere anche un’inchiesta-denuncia, un’intervista, un viaggio letterario, un diario fino a giugngere alla fiction: ogni numero della rivista ospita infatti anche un racconto, il primo è di Dario Voltolini. Tema di questo primo numero sono le periferie: Catania strangolata dalla mafia nel racconto di Riccardo Orioles e Pippo Scatà con le foto sulle mafie di Alberto Giuliani; i quartieri periferici di New York e Detroit, svuotati dal boom dei mutui, raccontati da Eleonora Bianchini e Mauro Guglielminotti: quel pezzo tragico di storia della “periferica” Argentina nell’intervista di Alejandro Brittos a uno dei guerriglieri superstiti al massacro di Trelew nel 1972 con i ritratti di Simone Perolari; la borgata di Ostia, dove fu ucciso Pasolini, descritta da Beppe Sebaste e dalla fotografa Maria Andreozzi. Ma anche Hong Kong, come in un “viaggio fino alla fine del mondo”, con lo scrittore Carlo Grande e il fotoreporter Francesco Acerbis, il “viaggio senza viaggio” di Fabio Sebastiani (le foto sono di Stefano Snaidero) nella metropolitana di Roma, il “trip” del drogato di eroina raccontato anche in chiave saggistica dal poeta Lello Voce con le foto di Jessica Dimmock. Ci sono poi i fotoreportage sull’Africa di Ron Haviv e sui campi di concentramentio di Auschwitz e Birkenau di Ivo Saglietti. Il prossimo numero sarà dedicato al tema dell’ambiente.

Private n. 47


Private, rivista ormai storica nata in Italia su un progetto di Oriano Sportelli e ora prodotta in Francia sempre dallo stesso team, si arricchisce dell'uso del colore (prima era rigorosamente in bianco e nero) . Fin dall'inizio Private , con i suoi numeri monografici, ha presentato scelte interessanti di fotografia di reportage, anche in questo caso sempre secondo un'accezione molto ampia del "genere reportage". La scelta di Private di presentare a partire dal numero 45 anche portfoli a colori è da un lato una necessità, visto che ormai con l'uso del digitale il reportage nasce a colori, e dall'altro costituisce sicuramente un elemento aggiuntivo in grado di rendere ancor più interessante una rivista dalla formula ampiamente sperimentata. Il numero più recente di Private presenta i lavori di 18 fotografi residenti in Israele che danno una visione personale della propria nazione.

Reportage ieri: dove tutto è cominciato


Da qualche anno escono anche in italiano le guide al patrimonio fotografico del parigino Museo d'Orsay. Si tratta di bei libriccini assolutamente tascabili (formato 16x16 cm) che però alle dimensioni e al prezzo, entrambi contenuti, non sacrificano la qualità delle riproduzioni fotografiche (in quadricromia per rispettare a pieno le tonalità dei bianchi e neri d'epoca) e la scientificità del testo introduttivo e degli apparati (scheda tecnica per ogni foto e bibliografia essenziale sull'argomento del volume). Ogni libro della serie è dedicato a una sezione della vasta raccolta del museo. Il numero dieci della collana ha per titolo Verso il reportage ed è adatto a chi di reportage voglia occuparsi a cominciare dagli inizi. "A partire dalla metà dell'Ottocento, grazie allo sviluppo tecnologico e in sintonia con l'approccio realista di scrittori e pittori e con le idee dei filosofi umanisti, gli avvenimenti della realtà e la gente comune diventano uno dei temi favoriti dai fotografi". Il testo introduttivo di Francoise Hellbrun apre un percorso davvero interessante di più di sessanta immagini che, a partire da quelle di Charles Nègre, primo fotografo di strada 1851-1855, passano alle prime immagni di guerra realizzate da Roger Fenton in Crimea e a quelle ancor più realistiche realizzate da George Barnard nella guerra di Secessione. Seguono, tra le altre, quelle di Desiré Charnay in missione in Madagascar nl 1863, i tuguri di Glasgow documentati da Thomas Annan nel 1868, le famose immagini di Lewis Hine nelle prime fabbriche americane, per finire con una selezione di immagini realizzate nei primi decenni del Novecento da Paul Strand.


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