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FOTOGRAFARE NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO: RESPONSABILITA' E SENSIBILITA'
Autore: Raffaella Milandri - Pubblicato il 09/05/10 - Categoria Riflessioni
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"Viaggiare non vuol dire visitare luoghi, ma percepire l'animo dei popoli"

Andare in viaggio all'estero, sia come viaggiatore indipendente che in gruppo turistico, è oggi alla portata di tutti ed è una ottima occasione per "scatenare" il fotografo che è in te, sia tu un dilettante, un semiprofessionista, o un professionista dello scatto.
I Paesi in via di sviluppo -in Asia, in Africa, in Sud America-sicuramente offrono le situazioni più impensate, colorate, folkloristiche e straordinarie e molti fotografi si trasformano in pirati all'arrembaggio di una nave carica di.... immagini.
In qualità di viaggiatrice solitaria e fotografa umanitaria, sono a chiedere provocatoriamente: scattare foto può infrangere i diritti umani ?Nella frenesia del momento, di catturare una immagine, di congelare un attimo, di cogliere l'occasione, si rischia di dimenticare alcune regole fondamentali del rispetto per persone e culture.
Sia il turista e viaggiatore, sia il fotografo non devono mai dimenticare la sensibilità, il senso di pudore, l'orgoglio e la cultura di chi si trova di fronte al suo obiettivo. E la responsabilità di avere un influsso su un mondo dallo stile di vita così diverso.

RISPETTO DELLA PERSONA RITRATTA

Prima di tutto, ovunque nel mondo è fondamentale chiedere il consenso al soggetto ritratto. Basta un cenno di assenso del capo, se la foto non verrà utilizzata a fini commerciali non è indispensabile il MODEL RELEASE, il consenso firmato che autorizza all'uso della foto. Rubare un ritratto o un primo piano senza permesso può essere considerato un furto, una violenza che si compie sul soggetto, che in taluni casi è un indigeno che non parla la nostra lingua, in altri è una persona povera e malvestita, ma in ogni caso è una persona degna di rispetto e di tutti i più elementari diritti umani, che non vanno violati. Certo , in zone remote e villaggi rurali qualcuno magari non ha mai visto una macchina fotografica reflex, e qualche anziano potrebbe credere che la fotografia ruba l'anima...
Un anno fa , in Egitto, in un paesino vicino al meraviglioso White Desert: chiedo ad un anziano su un asinello carico di fascine d'erba se posso scattargli una foto , lui vestito di bianco, in contrasto col verde smeraldo dell'erba nella luce calda del tramonto. Lui fa cenno di no arrabbiato.
Chiedo alla mia guida di chiedergli in egiziano il perchè , non ho bisogno di ritrarne il viso. La risposta mi spiazza: l'anziano è sporco e sudato dopo una giornata di lavoro nei campi e accetta una foto - per lui occasione importante - solo dopo essersi lavato e rivestito. Come spiegargli, senza intaccare la sua dignità personale, che la mia foto è da scattare subito? Come pretendere di denudarlo della sua dignità?

RISPETTO DELLA CULTURA LOCALE

Ho visto cose che voi umani....citando Blade Runner. In alcune occasioni, ad esempio in India durante le cremazioni dei defunti, ho visto turisti accalcarsi con macchine fotografiche sguainate, incuranti dei familiari del defunto e dei cerimoniali. Senza alcun rispetto della cultura e della religione. E del dolore.
Oppure fotografi spintonare una sposa per poter fare una foto del cerimoniale. Oppure scattare senza pietà sul volto piangente di una disabile. AI miei occhi queste appaiono come scene di estrema violenza e brutalità. In Nepal, alcuni turisti-fotografi si sono avvicinati all'altare sacrificale dove il cerimoniere immolava capre e galli. Quiesti turisti hanno cominciato a urlare indignati di tanto scempio: questa è mancanza di rispetto per una religione diversa dalla nostra. Risale solo a ieri quando qui in Italia si ammazzava il maiale, se ne raccoglieva il sangue ed era una festa per il paese.

RISPETTO DEI PARAMETRI DI STILE DI VITA

Laddove c'è povertà e c'è turismo, dilaga l'accattonaggio. Indubbiamente noi occidentali siamo ricchi comparati allo stile di vita di molti Paesi in via di sviluppo. Con i soldi possiamo educare o diseducare il nostro prossimo, e dobbiamo pensare ad avere un atteggiamento responsabile e a calarci nei panni di chi vive nel Paese dove noi siamo prima di tutto ospiti. I turisti-viaggiatori, prima o poi, mettono mano al portafoglio, per elemosina o per "pagare" una
foto; si crea così la falsa illusione , per molti madri con bambini in special modo, di poter vivere di elemosina. Ecco che una bella bambina che inizia a raccogliere elemosine per strada non verrà mai invogliata ad andare a scuola o ad imparare un mestiere. Ecco che siamo noi col nostro comportamento a MODIFICARE la cultura, lo stile di vita, la vita stessa di molte persone. Fare l'elemosina è sbagliato? Assolutamente sì. Soprattutto se fatta in modo indiscriminato. Abbiamo il coraggio di andare a comprare un pacco di farina per chi ne ha bisogno, invece di dare alcuni spiccioli? Oppure di approvvigionarci di matite e quaderni, e magari caramelle, per i bambini? Siamo in grado, quando visitiamo un paese economicamente sofferente, di calarci nei panni di chi ci vive, di adattare i nostri pasti ai loro, di ragionare con i loro parametri?
E quando allunghiamo un euro ad un bambino, e questo euro magari equivale alla paga di due giorni di lavoro, cosa abbiamo risolto ? Forse abbiamo solo messo a tacere la nostra coscienza. E se poi un bambino più grande picchia questo bambino e gli ruba l'euro? E se il padre del bambino sfrutta il bambino per non lavorare? Cosa causiamo con il nostro euro? Il valore dei nostri soldi deve essere adeguato al tenore di vita del popolo che visitiamo, senza elevarci creando un abisso. Ad esempio i santoni indiani, o i disabili, o i monaci buddisti, per cultura locale ricevono soldi anche dalle persone del posto. Se un indiano dona 5 rupie, facciamo altrettanto.

L'EQUAZIONE FOTOGRAFIA = SOLDI

A Varanasi, anni fa, una bambina che vende cartoline mi da una grande lezione di vita, e cambia il mio comportamento per sempre: chiedo il permesso e le faccio una foto, e le dico che non voglio comprare le cartoline ma le posso dare una mancetta (10 o 20 rupie) Lei dice: “non voglio soldi, solo se compri le cartoline, perche' questo e' il mio lavoro”.
Grande lezione di dignità da parte della bambina.
Baba, la mia guida nel Kutch , mi racconta che un paio d’anni prima ha accompagnato un fotografo nei villaggi, e costui ha iniziato a dare 500 rupie (10 euro circa) a tutti quelli che fotografava; ebbene, Baba ha cancellato il tour perché vuole evitare queste “pessime abitudini” e perche' deve rimanere la dignita', il contatto umano.... l’ elargire “tutti quei soldi” alle persone dei villaggi sarebbe stato diseducativo !! A Mandvi, un uomo con un neonato in braccio mi chiede una foto; ebbene, gliela faccio. Poi mi chiede i soldi! Al che , io ho cancellato di fronte a lui (con la mia reflex digitale) la foto scattata, a dimostrazione che il suo comportamento era sbagliato. Dopodichè, al successivo episodio come questo, ho chiesto IO i soldi (ma solo per finta) per far capire che chiedere di farsi fare delle foto non è un corretto modo di approcciare le persone e guadagnarsi da vivere. Ad un matrimonio sherpa, ai confini col Tibet, mi hanno chiesto di fare da "fotografa ufficiale" e mi hanno ricompensato con una bibita. Mi sono seduta insieme a loro , comunicando a gesti e godendomi una ospitalità genuina. Al rientro in Italia, ho stampato tutte le loro foto e gliele ho spedite: una promessa è una promessa!

APPELLO

Mi appello a tutti i viaggiatori e turisti perchè nei loro viaggi in Paesi in via di sviluppo adoperino tutta la loro sensibilità, attenzione, responsabilità nell'interagire con le persone del posto. La traccia che ognuno lascia va a segnare il sentiero per quelli che seguono.

VIAGGIO SU FACEBOOK

Viaggiatrice in solitaria e fotografa, Raffaella Milandri si dedica principalmente alla “fotografia umanitaria” intesa come strumento di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani e di problematiche sociali quali il lavoro minorile e la situazione femminile.
La sua attenzione si concentra sui popoli indigeni, sulla vita di strada e sui villaggi rurali: durante i suoi viaggi in solitaria cammina e vive con la sua Canon al collo, indaga con estrema curiosità, si siede fra la gente, beve, mangia e parla con loro, spesso ospite delle loro abitudini e cerimonie, partecipando con estrema empatia e umanità.
La fotografa riproduce la realtà, le situazioni e gli sguardi così come appaiono, cercando di ridurre al minimo il suo impatto “occidentale” sull’ambiente circostante.


Vari collegamenti in diretta dai luoghi dei suoi viaggi, e su Facebook da Tibet, Nepal e Botswana fanno diventare i viaggi in solitaria di Raffaella Milandri un evento mediatico molto seguito.
Nuova partenza il 17 maggio , viaggio in diretta su Facebook
qui il link.
Il viaggio è incentrato sulla difesa dei diritti umani dei popoli indigeni e saranno pubblicate foto, filmati e racconti on the road.

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