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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

Ballarò on the road
Autore: Dario Corso - Pubblicato il 10/04/16 - Categoria Reportage
Il Prologo
Forse sono nato per sbaglio a Palermo.
Forse sono un palermitano sbagliato.
Forse continuo a sbagliare se resto a Palermo.
Ma provare a raccontare con le immagini la mia città, e contestualmente cercare di capirla, leggerla e viverla, mentre l'attraverso, mi permette di misurarmi ogni giorno con i suoi angoli e con i suoi spigoli, sempre vivi e duri come la luce e l'acqua che la bagnano inondandola.
E così in una fredda giornata piovosa di dicembre mi sono messo per la strada di Ballarò ... ... ...

La Storia
Per me, molto banalmente, è un punto di passaggio. Un budello che collega due parti della città che sembrano distanti, chissà quanto, per chi come me, è schiavo del suo essere geometrico che contempla solo le strade dritte.
Perché Ballarò è il Mercato, ma Ballarò è soprattutto un quartiere, un dedalo di strade, uno spazio in cui si alternano facce di ogni colore e facciate piene di disegni.
Per questo che per me Ballarò non ha odori e suoni. Chiuso nell'abitacolo della mia macchina, con la mia radio e la mia musica, è un passaggio momentaneo durante il quale mi sento come un ospite in casa d'altri. Attento a non spostare nulla, attento a non guardarmi troppo attorno, con libero accesso solo alle stanze di rappresentanza e lontano dalla cucina dove si nascondono il calore e l'odore di una casa.
Infatti, io, il mercato non lo vedo, non lo conosco, lo percepisco solo perché in quella piazza il traffico è più lento, si muove a scatti, in attesa di capire chi è il più forte che dovrà passare per primo.
L'unico senso che resta sempre accesso è la mia vista, attenta a tutti gli angoli e alle traverse, dentro le quali strisci come un bambino che vorrebbe gattonare ma che si muove lento e confuso. Il pavé ti ricorda che non sei su una strada ma sei per la strada; quel percorso obbligato liscio e luccicante che, come in un museo abitato da guardiani severi, ti permette di muoverti in una sola direzione.
Io conosco, infatti, solo la strada, quel reticolo sempre più stretto di vie e di passaggi, fatto di incroci, fatto di tunnel d'impalcature di legno ed acciaio e di resti di porte antiche che si aprono e si chiudono al resto della città.
Il percorso da nord a sud (da via Maqueda a Piazza Indipendenza) è un piccolo viaggio. Fatto di fermate e ripartenze. Di stazioni di passaggio e di segni che ti indicano a che punto sei arrivato. Scritte si alternano a uomini. Negozi aperti vicini a quelli che stanno per aprire. Fermarsi è quasi impossibile, la strada ha solo spazio per la strada e i pochi passanti si muovono rasenti ai muri. La strada è anche vita, non è solo via di comunicazione, ma diventa spazio privato, anticamera per alcune case, luogo di conviviale discussione in attesa di un caffè o del nostro cibo di strada. Fino a quando non sei fuori e il caos riprende la sua dimensione più metropolitana, anche se l'occhio buttato nello specchietto retrovisore è già sintomo di un qualcosa molto simile alla nostalgia

L'Epilogo
Ecco, sono fuori. Ho nuovamente guadato quel luogo senza bagnarmi, senza mescolarmi con gli odori e i suoni di Ballarò, ma anche con le 1001 culture che abitavano già questo spazio di Palermo e che adesso tornano a viverci.
Oggi ho deciso di raccontare Ballarò nella sua lunghezza, nel suo essere punto di passaggio piuttosto che posto di permanenza. Oggi ho deciso di raccontare il mio viaggio per quelle strade e cosa vedono i miei occhi.
Gradimento: Ottimo Lavoro
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