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Immagini » Reportage » Scheda Progetto

La bottega dei ricordi
Autore: Giacomo Musella - Pubblicato il 04/09/08 - Categoria Reportage
Ricordo sempre con piacere quel dolce profumo di incenso misto a carta e copertine di cuoio che, di tanto in tanto, veniva fuori da quella bella libreria che era nello studiolo del nonno. Da piccolo i miei giochi venivano spesso distratti da quegli odori intensi e da quei colori caldi e tenui. Un insieme di sollecitazioni per i miei sensi che davano sfogo alla più agile fantasia di un bambino. Anche ora, chiudendo gli occhi, riesco a tornare in quella camera. Anche oggi, lasciando ancora posto a quel bambino, riesco ad assaporare un passato ricco di colori, odori, suggestioni. Un passato che quotidianamente si allontana e che mi riesce sempre più difficile fermare. Si corre, si resta a passo con i tempi, si cerca di continuo la novità, si seguono le mode... ma io non voglio rinunciare a ricordare...e, soprattutto, non voglio rinunciare a quella parte di me che, entrando in quella stanza, riesce ancora a liberarsi di tutto “viaggiando” in ogni dove sulla scia di dolci odori di sandalo o sul fruscio di pagine ingiallite che si succedevano con ritmi ormai incomprensibili per i nostri tempi! Quel grande armadio era il mio passaporto per il mondo e tutti i miei ricordi sono passati per quei legni e quei vetri che ne componevano la struttura. Poi, pian piano, come accade un po’ per tutte le cose, il tempo comincia a far calare un velo opaco che diviene sempre più fitto, sino quasi a far scomparire tutto quello che c’è sotto.

Basta un attimo di distrazione...basta un solo momento di “abbandono” e tutto quello che abbiamo visto, vissuto, sognato, immaginato, può esser spazzato via da sbuffi polverosi e palmari ultraveloci. Ma prima che quell’attimo cancelli le tracce che abbiamo lasciato alle nostre spalle c’è sempre un momento, un pretesto, un casuale incontro o un fortuito sguardo, che ci lascia una possibilità di scegliere! C’è sempre un evento che ci mette di fronte al “bivio”. Beh! Di fronte a quel bivio io ho scelto di non dimenticare. Il pretesto!?! ... Immagino che l’avrete intuito! Una bottega di restauro. Un luogo magico...oggetti evocativi ed un uomo dall’animo romantico che con sguardo attento ed “umile”, con certosina pazienza ed entusiasmante passione riesce a guardare dietro quella patina.
Un uomo le cui sapienti mani sanno far rivivere la lucente naturalezza di un tempo ricco di storia e di memoria.

E allora entriamo in questa bottega! Entriamo in questo mondo di ricordi e di riscoperte e lasciamo che quegli intarsi, quei dettagli, quei caldi legni ci raccontino quello che hanno e che abbiamo visto.
Dobbiamo però, prima di tutto, comprendere una cosa. In questo “mondo” l’importante non è inventare ... non “diventare”...l’importante è saper leggere! Non meravigliamoci allora se a volte gli occhi si incantano su un particolare, non meravigliamoci se il tempo sembra per un attimo fermarsi su un piccolo pezzetto di legno! In realtà per tutto scopriremo che c’è una
ragione, per tutto c’è una spiegazione...e a tutto bisognerebbe provare a trovarla.

“...molti colleghi non accettano le scelte del passato, molti cominciano ad avvicinarsi ad un vecchio armadio, ad un tavolo antico o, semplicemente ad una sedia, armati di chiodi, martello e cacciavite...e con una tanica piena di vernice coprente! Non è così che si lavora! Non è così che si rispettano le cose! Bisogna imparare a guardare, ad ascoltare, a leggere dentro ad ogni cosa. Nulla è casuale. Bisogna saper capire quale è l’intervento da fare e, soprattutto, in che modo farlo. Scegliere gli attrezzi giusti ed utilizzare i materiali che sono già lì...sotto i nostri occhi! Chi all’epoca ha realizzato questi oggetti, chi ha costruito questi mobili, ha fatto delle scelte
ben precise! Ha scelto un pezzo di legno adatto, ha scelto un particolare disegno di intarsio, ha scelto l’essenza e le gemotrie più indicate, non possiamo ignorare tutto questo!”... Ascoltando le parole di quest’uomo mi tornano alla mente quelle di un architetto greco da poco scomparso. Un “artigiano della geometria” che diceva di non aver mai inventato nulla di nuovo nelle sue opere, egli affermava
di essersi sempre “limitato” ad osservare e capire, interpretandole, le forme e le geometrie che la natura e la storia ci hanno saputo
donare. Una filosofia che apparentemente potrebbe portare alla “staticità” e che sembra in contraddizione con il mondo tecnologicamente avanzato che viviamo ma, che in realtà, ci aiuterebbe forse ad apprezzare meglio anche ciò che ora abbiamo sotto gli occhi. Così, mentre rifletto sulle parole di Dimitri Pikionis (così si chiamava quell’architetto greco) torno ad osservvare il restauratore che, nel frattempo, ha inziato il suo lavoro.

E’ alle prese con un comodino nato poco dopo l’unità d’Italia e che, nell’anno in cui l’euro sancisce la forza economica di un’europa unita, sente troppo forte il peso dell’età e mostra evidenti segni di usura. E allora ecco la mano sapiente di chi sa leggere il tempo, risistemare con cura i pezzi che lo compongono. Sanare con attenzione e moderazione le crepe e ristabilire quegli equilibri tra geometrie,
decori e sostegni che lo hanno reso tanto duraturo nel tempo.
Comincia un lento intervento di recupero. Prima “ripulendo” da sporcizia e polvere i particolari. Riportando così alla luce la naturale colorazione dell’essenza, la bellezza delle venature di un legno posto in modo mai casuale. Piccoli incastri, pezzi sovrapposti,
decori appena accennati. Un’armonia che non può lasciare indifferenti.
Vedo quelle mani grosse, e al tempo stesso agili e delicate, muoversi con una destrezza impensabile. Gesti quasi “religiosi”, mentre gli oggetti ed i colori sembra quasi che si sovrappongano e si accostino ai pensieri. Si arriva, forse, ad avere una sorta di isolamento
dal frastuono della strada. E’ totalmente immerso nel suo lavoro e nei suoi pensieri. Continua a maneggiare arnesi, colle naturali,
pennelli, e piccoli pezzetti di legno che man mano vanno a riempire quegli spazi svuotati dal tempo. Io mi aggiro nel cortile antistante la bottega, lo osservo e cerco di “fermare” qualche istante.

Attendo...e guardo. Ad un tratto, poi, è lui a fermarsi... “...questo lavoro è fatto anche di pause, di attese. Bisogna imparare anche a dosare il tempo, oltre che i materiali. Sapere quando lasciarea sciugare la colla, quando lasciare che la verniciatura penetri i pori del legno...sapere quado il sole deve asciugare anche i miei pensieri!”... Io ascolto mentre con la macchina digitale in mano continuo a guardare frenetico il piccolo display. Continuo a scegliere ottiche e prospettive. Lui è fermo, quasi immobile, a fissare un minuscolo squarcio in una parete di legno...e davanti ai suoi occhi c’è un mondo intero. Attraverso quella feritoia certamente riuscirà a vedere molto più di quanto ho visto io in 2” di luci colorate! Così, per un attimo mi blocco anche io, perun attimo mi ritrovo a pensare che potrebbe essere bello un giorno decidere e provare a guardare oltre quei pixel...e magari, imbracciata una macchina analogica con un bel rullino in bianco e nero, cominciare a girare senza meta...né ansie, solo con gli occhi avidi di chi non vuol perdere più nulla!

Grazie Massimo!
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