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News » Mostre » Scheda News

Mostra NEWS PICTURES di Massimo Sestini
Autore: Luca B Pagni - Pubblicato il 15/09/08 - Categoria Mostre
Gradimento: Molto Interessante
Questa pagina è stata visitata 3919 volte

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Il 18 SETTEMBRE 2008 ALLE ORE 18.30
INAUGURA LA MOSTRA DI MASSIMO SESTINI
NEWS PICTURES
Trent’anni di storia italiana nelle immagini di Massimo Sestini: dai ritratti all’attualità, al gossip

mostra a cura di Tiziana Faraoni

SPONSOR: CANON
Massimo Sestini è il fotografo e l’uomo dell’exploit. Questa sua prima mostra è una breve sosta lungo la sua vita di corsa, dopo trent’anni di fotografie che raccontano spettacolarmente la grande Storia e migliaia di quelle piccole del nostro Paese e di tanto mondo. Se guardo le sue foto mi vengono a mente queste parole: giornalismo, prima mano, tecnologia, numeri, coraggio, tempo. Timidezza. Giornalismo, perché sono sue le immagini che raccontano gli eventi che hanno cambiato l’Italia: Rapido 904, Moby Prince, G8, Giubileo, attentati di Borsellino e Falcone. Prima mano. Ovvero l’articolata e onnipresente necessità di essere a tu per tu con quello che succede. Costi quello che costi. Denunce, attese su alberi, doppi giochi, finzioni, travestimenti, faccia tosta. E’ così che sono nate le famose paparazzate, da Lady D in bikini al matrimonio blindato di Eros Ramazzotti. Ma il concetto di paparazzata di Sestini è un concetto evoluto. Non si tratta di mettere a nudo il personaggio del gossip, ma di raccontare quello che non si dovrebbe vedere, soprattutto i reroscena del potere, della cultura, dell’economia. La foto rubata in Parlamento il primo giorno del governo Berlusconi, lo stesso, in compagnia di un Fede che inciampa rovinosamente nel giardino del Cavaliere. Muti che dirige la prima della Scala sorpreso dall’alto, in completo e rischioso silenzio.Tecnologia, perché siano computer, collegamenti volanti, sperimentazione digitale, luci, radiocomandi per fare scattare macchine nascoste in fioriere o sotto la sua famosa cravatta con il buco o l’indecente marsupio in vita, la sua carriera di testimone, fotogiornalista, collaboratore di decine di testate è sempre stata aiutata e ispirata da un costante aggiornamento tecnologico. Dalla tecnologia ai numeri il passo è breve: ci sono migliaia di personaggi fotografati nei suoi archivi, ha collezionato migliaia di ore di volo per fotografarli, consuma un’automobile nuova in due anni (avevo fatto un conto molto approssimativo, ma credo che Sestini percorra ogni anno la distanza tra Terra e Luna e ritorno). Ha un numero infinito di amici e una bella quantità di nemici. Nel corso di un anno produce quasi trecento servizi. I numeri sono la sua vittoria sul tempo. Quello che riesce a maneggiare, estendere e restringere a piacimento. Coraggio. O meglio faccia tosta. E una bella dose di inconsapevolezza. Non l’ho mai sentito dubitare sulla fattibilità di una fotografia. Convince i soggetti a fare quello che desidera. O meglio, quello che pensa che il giornale per cui sta lavorando desideri. Così la gente finisce nuda o al gabinetto, su un palo nel lago al buio o in cima a un albero di barca a vela alto sessanta metri. E’ lui stesso vittima di questa inconsapevolezza, quando si avvicina troppo all’Etna in eruzione, si immerge per fotografare Bolle, costringe i piloti di elicottero a sorvolare spazi proibiti o scendere troppo sopra i bagnanti in Versilia. Così sono nati i suoi reportage più importanti e spettacolari. Timidezza. In realtà questa parola è sua. Quando gli ho chiesto da dove nascono le sue fotografie, dove trova spinta il suo approccio professionale, mi ha detto: “Nel lavoro non sarei mai arrivato da nessuna parte proprio perché sono timido. Per questo mi costringo a fare cose impossibili e non avere limiti. Non mi devo confrontare con il personaggio, vado più in fretta, vado oltre. Da questo nasce anche il mio non rispettare la privacy”. In questi ultimi anni Sestini ha cercato di vincere la timidezza dedicandosi di più al ritratto, dove l’incontro è per forza tra persone e non può sorvolarle.C’è chi ha scritto che Massimo Sestini è il “teleobbiettivo di Dio”. Io penso più modestamente che è il nostro uomo in più. Spesso inconsapevole di quanto sia importante, esilarante, informativo, determinante il suo racconto. Di questa ironica inconsapevolezza mi sembra pieno lo sguardo imbarazzato dell’autopaparazzata su quell’erotico (ma non per lui) letto di un bordello austriaco.

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